Fadi Mansour, una storia uguale a quella di The Terminal

La storia di Fadi Mansour, un rifugiato siriano rimasto bloccato all’aeroporto di Istanbul circa un anno, sembra unguale identica a quella del film The Terminal del 2004, interpretata da Tom Hanks.

Ma con meno aspetti che fanno ridere. Ecco le parole rilasciate al Guardian del rifugiato siriano sulla possibile somiglianza della sua storia con quella interpretata da Tom Hanks:

«Hanks si trovava nella mia stessa situazione, così ho pensato che guardare il film avrebbe potuto essermi utile. Poi mi sono reso conto che nel film avevano deciso di trattare la sua situazione con un tono comico. Per me c’era poco da ridere. Nel film Tom Hanks mangia hamburger e anche io mangiavo hamburger, ma mentre lui era libero di girare per l’aeroporto, io sono rimasto chiuso in una stanza per quasi un anno».

Un storia che ha dell’incredibile. Proprio come scrive lo stesso Mansour sul suo profilo Twitter:

La storia dall’inizio

Fadi Mansour, nel novembre del 2014, ruscì a fuggire dagli orrori della guerra civile in Siria e a raggiungere la Turchia. Ma quello che scoprì non fu una nuova vita, lontana da bombe e sangue. No. Quello che scoprì è che i cittadini siriani, in Turchia, non hanno la possibilità di lavorare legalmente. Allora, tre mesi dopo, si procurò un falso passaporto per raggiungere la Germania con un volo aereo. Ma nello scalo di Kuala Lumpur, in Malesia, scoprirono che il suo documento era falso e, dunque, lo rispedirono in Turchia.

Per mesi i due governi litigarono sul da farsi: i turchi tentarono di rimpatriarlo in Malesia, mentre i malesi lo rispedivano in Turchia. Il governo turco, inoltre, manco esaminò la sua richiesta di asilo politico. La risposta, racconta Mansour, fu:<<Abbiamo già due milioni di siriani in Turchia, non ne vogliamo altri>>.

Così, dopo mesi di litigi, il marzo 2015 Mansour si ritrovò chiuso in una stanza dell’aeroporto di Istanbul, e ci rimase per un anno. E, a differenza di Tom Hanks, Mansour non poteva uscire dalla stanza. Stanza che era condivisa con altre 40 persone con le luci accese 24 ore su 24. Nella stanza non c’erano finestre, e per un anno non ha visto la luce del sole. Lo spazio per l’esercizio era pochissimo, e Mansour ora che vive in Australia racconta che fa ancora fatica a percorrere più di 300 metri senza sentirsi esausto.

Ma la sua detenzione, per sua fortuna, durò poco meno di un anno. Amnesty International si interessò al suo caso e lo pubblicizzò, nella speranza che qualche governo accettasse di accoglierlo come rifugiato politico. E così fu. Ora Mansour vive in Australia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...