Aveva 14 anni e camminava

di Saverio Tommasi (via Facebook)

Aveva 14 anni e camminava all’interno della galleria del treno alta velocità di Vaglia, vicino a casa mia. Lo chiamerà Aya, come qualcuno lo ha già chiamato.
Aya veniva dal Sudan e cercava di raggiungere i parenti nel nord Europa. Così, a piedi. Camminando dentro una galleria del treno. Perché se non hai mai visto un treno in vita tua, o quelli che hai visto si muovono alla velocità di un uomo che corre, puoi anche pensare di attraversare a piedi una galleria, camminando sui binari.

Ora cercheranno di rintracciare i suoi parenti ma non troveranno nessuno, e vi dico già come finirà: seppellito in un cimitero di Vaglia, in una piccola tomba anonima, perché le tombe che nessuno paga sono sempre piccole e anonime, senza fiori e senza peluche. Finirà così non perché sono veggente, ma perché
finisce così quasi sempre.

E’ successo qualche giorno fa. I genitori di Aya, se non sono già morti, oggi sono in Sudan e aspettano una telefonata. E ogni giorno che passa si devono inventare una nuova scusa per quel figlio che non telefona. “Il viaggio è lungo, ha finito i gettoni, non ha mai avuto il telefono, si sta nascondendo”. Avanti così, con le scuse, e chissà fino a quando riusciranno a trovare scuse sufficienti a respingere il desiderio di ammazzarsi quando tuo figlio muore.

Mi piange il cuore e mi piangono gli occhi, e non riesco a dire altro. Ma io, i colpevoli di queste morti, ce li ho tutti in mente. Tutti.

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