Siria, armi chimiche usate da Assad e ISIS: la conferma arriva da un rapporto delle Nazioni Unite

In Siria sono state usate armi chimiche. La conferma arriva da un rapporto presentato alle Nazioni Unite. Responsabili: regime di Assad e ISIS

(Asiablog.it) — Sia l’esercito governativo sia i combattenti del sedicente “Stato Islamico” (ISIS) hanno usato armi chimiche in Siria: è quanto sostiene un rapporto congiunto dell’Onu e dell’Opac (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche).

Il rapporto Onu/Opac, autorizzato all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, è stato svolto da un gruppo di 24 investigatori indipendenti che si sono concentrati su 9 casi di attacchi chimici, per la maggior parte attribuiti a forze governative.

Gli investigatori sono riusciti a stabilire che l’esercito della Repubblica Araba di Siria si è reso responsabile di almeno due attacchi chimici con il cloro, uno nella città diTalmenes il 21 aprile 2014 e l’altro nella città di Sarmin il 16 marzo 2015. Entrambe le città si trovano nella provincia settentrionale di Idlib.

Dal canto suo, l’ISIS ha usato armi chimiche in almeno un’occasione, il 21 agosto 2015, quando avrebbe lanciato razzi carichi di iprite (conosciuto anche come gas mostarda) aMarea, nella provincia settentrionale di Aleppo.

Nel caso degli altri sei attacchi investigati, il Gruppo non è riuscito invece ad arrivare a stabilire chi abbia adoperato le armi chimiche.

Le armi chimiche sono classificate dalle Nazioni Unite come armi di distruzione di massa. La loro produzione e stoccaggio sono stati messi al bando dalla Convenzione sulle armi chimiche del 1993.

Le conclusioni del rapporto Onu/Opac, si legge in una nota della Casa Bianca, «presentano una ulteriore opportunità per tutte le nazioni di parlare con una voce sola contro questi odiosi crimini e per mettere in chiaro che l’uso di armi chimiche è intollerabile».

Una madre e un padre piangono sul corpo del figlio ucciso in un attacco con armi chimiche a Ghuta, un sobborgo di Damasco, 21 agosto 2013. Foto APUna madre e un padre piangono sul corpo del del figlio ucciso in un attacco con armi chimiche a Ghuta, un sobborgo di Damasco. Foto AP

 

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