La normativa antisismica in Italia: a che punto siamo?

Fonte: europinione.it – Marco Bruno

Il terribile terremoto che ha sconvolto il Centro Italia e causato decine di morti tra il Lazio e le Marche non ha lasciato insensibile la maggioranza della popolazione, che si è subito precipitata ad aiutare chi, anche nella fortuna di essersi salvato, ha praticamente perso tutto. Questo sisma riporta alle mente le terribili immagini del terremoto de L’Aquila del 2009, anche a causa della coincidenza di intensità, ma l’Italia è un paese che è stato soggetto a diversi terremoti anche più recenti come quello dell’Emilia Romagna nel 2012. In generale, il nostro paese è considerato altamente a rischio sismico, motivo per cui è necessaria la presenza di una normativa che possa contrastare le drammatiche conseguenze di questi atti naturali.

La normativa sismica è uno dei due strumenti di prevenzione insieme alla classificazione sismica e serve a dettare i criteri per costruire una struttura in modo tale da ridurre i danni in caso di terremoto. La svolta è avvenuta solo nel 1974, tanto che, in precedenza, i comuni venivano classificati come sismici solo dopo che l’evento era già avvenuto, creando, ovviamente non poche difficoltà. La legge di riferimento è la n.64 del 1974 che richiede la presenza dimotivazioni tecnico-scientifiche affinché una zona venga effettivamente definita come sismica e vengono previste le prime linee guida per la costruzione di edifici. Purtroppo, la situazione continuò a non essere totalmente completa:alcune zone rimasero senza classificazione e, per arrivare a una situazione soddisfacente, è necessario attendere il 2002, quando un altro evento sismico sconvolge il Molise. Con questo, vengono previste quattro zone in base ai livelli di pericolosità e viene eliminata la zona non classificata. Ci sono alcune zone che non sono soggette a rischi sismici, fra cui l’intera Sardegna, che risulta essere la zona più sicura d’Italia in questo senso. Via via si sale di grado fino ad arrivare alla parte considerata più pericolosa, che comprende la parte orientale della Sicilia (Etna e Messina, distrutta da un terremoto nel 1908), quasi l’intera Calabria e via via altre zone della Campania, dell’Abruzzo (il terremoto dell’Aquila lo ha tristemente confermato), il Friuli Venezia Giulia, fino alla parte interna delle Marche al confine con il Lazio, che è esattamente la zona colpita dal terremoto del 24 agosto.

Per quanto riguarda le linee guida per la classificazione degli edifici, si tratta di una situazione ancora in via di definizione ma pronta a vedere la luce in breve tempo. Probabilmente, l’iter si velocizzerà dopo questa tragedia, anche se, nel maggio scorso, il sottosegretario alle infrastrutture Umberto Del Basso Del Caro lo aveva annunciato nel corso di un’interrogazione parlamentare. La stesura di questi criteri è stata effettuata direttamente dall’istituto di Ingegneria Sismica Italiana (ISI) e serve per fornire un quadro chiaro e preciso per quanto riguarda gli investimenti necessari per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio. Tali linee includeranno sei classi, che vanno dalla lettera A alla lettera F, le quali indicano il rischio a cui è sottoposto l’edificio e il modo in cui questo risponde ad un evento sismico. Ora toccherà al governo, che dovrà prendere una decisione in maniera definitiva: infatti, l’esecutivo è libero di decidere se queste linee guida diventeranno vincolanti oppure saranno semplicemente uno strumento facoltativo.

Per il momento, la situazione non è ancora chiarissima anche se è evidente che, in una situazione di emergenza come questa, toccherà al governo prendere la palla in mano ed occuparsi di questioni da cui può dipendere la vita delle persone. Per il momento, l’unica cosa da fare è stringersi intorno ai familiari e agli amici delle vittime, che stanno vivendo ore e giorni di grande angoscia.

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