Accordo “flessibile” tra Turchia e forze curde per una tregua nel nord della Siria

Fonte: spondasud.it

Le forze curde e turche hanno raggiunto “un accordo flessibile” per fermare gli scontri nel nord della Siria. Lo ha detto  il colonnello John Thomas, portavoce del Comando centrale Usa, come riferisce il quotidiano turco “Hurriyet”. “Nelle ultime ore abbiamo ricevuto rassicurazioni sul fatto che tutte le parti coinvolte stanno interrompendo gli scontri e si stanno concentrando sulla minaccia dello Stato islamico”, ha detto Thomas. “E’ un accordo flessibile per i prossimi due giorni almeno e speriamo che possa essere consolidato”, ha aggiunto il colonnello. Le sue dichiarazioni arrivano pochi giorni dopo gli scontri avvenuti nel nord della Siria, nei pressi della città di Jarabulus, al confine con la Turchia, tra milizie curde Ypg (Unità di protezione del popolo) e forze armate turche.

Con il lancio dell’operazione “Euphrates Shield” mercoledì 24 agosto, la Turchia è intervenuta direttamente nel conflitto siriano, con il dispiegamento di forze speciali e il lancio di raid nei territori occupati dallo Stato islamico. Dopo la liberazione della città di Jarabulus, avvenuta lo stesso giorno, le forze turche hanno proseguito le loro operazioni, colpendo anche obiettivi delle milizie curde Ypg (considerate da Ankara un’organizzazione terroristica affiliata al Partito dei lavoratori del Kurdistan). Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani nei raid contro le Ypg sarebbero morti almeno 40 civili, mentre la Difesa turca ha parlato di 25 “terroristi curdi” uccisi.

Gli Stati Uniti avevano già definito “inaccettabili” gli “scontri” tra militari turchi e Ypg nel nord della Siria. “Vogliamo chiarire che questi scontri, in aree dove lo Stato islamico non è presente, per noi sono inaccettabili e una fonte di grande preoccupazione”, aveva scritto l’inviato speciale degli Stati Uniti per la coalizione contro lo Stato islamico, Brett McGurk sul suo account ufficiale Twitter. “Chiediamo a tutte le parti in conflitto di ritirarsi – aveva detto McGurk -. Gli Stati Uniti sono impegnati attivamente nel sostenere l’unità contro lo Stato islamico che rimane una minaccia letale e comune”.

La Turchia aveva posto invece come condizione per interrompere gli attacchi contro le milizie curde che queste si ritirassero a est del fiume Eufrate. “Le Ypg devono ritirarsi sulla sponda orientale dell’Eufrate il prima possibile. Finché non lo faranno resteranno un nostro obiettivo”, ha dichiarato ieri il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu. Secondo Cavusoglu nelle aree in cui sono attive le milizie Ypg si è assistito ad azioni di pulizia etnica, anche contro la stessa popolazione curda contraria alla visione dei guerriglieri. Il ministro degli Esteri turco ha inoltre denunciato azioni di pulizia etnica nella città di Manbij, nel nord est della Siria, a circa 20 chilometri da Jarabulus.

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