Lega Nord dalla Padania a Marine Le Pen

Fonte: Alberto Maggi – affaritaliani.it

“E nel settembre del ’96 dal fiume padre siamo scesi belli e fieri…” cantava il padanissimoSergio Borsato nel 1996 all’indomani della dichiarazione di indipendenza della Padaniapronunciata con grande enfasi da Umberto Bossi a Venezia, mentre il suo popolo affollava le rive del fiume Po dalla sorgente alla foce. Di anni se sono passati ben venti e oggi la Lega, pur avendo ancora nel nome e nello statuto (articolo 1) “l’indipendenza della Padania“, è un movimento-partito molto diverso da quello del Senatùr e del grido “secessione, secessione“.

Oggi Matteo Salvini, che alle elezioni per il Parlamento della Padania 20 anni fa, giovanissimo, guidava la lista deiComunisti Padani, ha stretto un’alleanza con la centralista Marine Le Pen e ha come priorità la lotta all’immigrazione clandestina e la cancellazione della Legge Fornero e non più né la devolution né il federalismo, istituzionale o fiscale. “Non abbiamo avuto il consenso popolare. Nel mondo ci sono state alcune realtà, come il Sud Sudan e Timor Est, che sono riuscite a portare a termine il loro progetto di indipendenza, ma noi non abbiamo mai ottenuto i voti necessari. Si vede che al popolo del Nord l’indipendenza da Roma interessa relativamente“, afferma ad Affaritaliani.it Francesco Speroni, co-fondatore della Lega Nord nel 1990 ed ex capodelegazione del Carroccio all’Europarlamento ai tempi del Senatùr.

Ma “i secessionisti ci sono ancora. Io, Borghezio e altri che preferiscono non esporsi, anche perché le priorità del segretario federale oggi sono diverse”, ammette Speroni. L’accordo con il Front National? “La Le Pen può essere centralista finché vuole in Francia. La nostra con il FN è una buona alleanza sui temi europei, perché c’è una convergenza di vedute, ma di certo non vengono a interferire sulle questioni italiane”. Fatto sta che l’intesa con la Le Pen, così come quella conFratelli d’Italia di Giorgia Meloni (che già nel nome suona come un ossimoro rispetto a chi si batteva per la libertà e l’autodeterminazione dei popoli padani) stride e suscita malumore tra i duri e puri leghisti.

Quei fedelissimi di Bossi che sono stati messi da parte nel vertice di Via Bellerio ma che ancora si rifanno alle parole del fondatore del Carroccio, specie quando critica Salvini per il tentativo di raccogliere voti da Roma in giù. Speroni non si perde d’animo, però, e spiega che anche “Salvini nel suo libro – ‘Secondo Matteo’ – sembra rimpiangere quello che poteva essere e che non è stato. E ora si trova a giocare una partita che forse non gli piace tanto nemmeno a lui puntando molto sull’immigrazione”.

Però poi il co-fondatore della Lega Nord ammette: “Mi piacerebbe che i temi dell’autonomia fossero più in auge nella politica del movimento, ora sono un po’ in sordina ma non sono stati cancellati. E comunque noi come i catalani e i baschi siamo in una democrazia limitata, dato che non abbiamo potuto votare per la nostra indipendenza come invece hanno fatto gli scozzesi”.

Di quella Lega che nel 1996 riempiva Venezia e le rive del “dio Po” con le bandiere verdi del Sole delle Alpi, rimesse in soffitta da Salvini, è rimasto è ben poco. Ma all’interno del movimento, specie nelle valli bergamasche, bresciane e nel profondo Veneto, i secessionisti sono ancora tanti.

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